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novembre 12, 2017

Nanda il Bello, cap. IX, vv. 35-51 (fine capitolo): sul corpo e sui piaceri

Filed under: letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 8:10 pm

35. “Io, mio” è la definizione del corpo delle persone preda delle passioni; liberati da quel che ti sarà sottratto con il dado perdente, se ambisci alla pace; si ottiene infatti solo paura dalle espressioni “io” e “mio”.

36. “Dal momento che sul proprio corpo, che viene continuamente attaccato da innumerevoli calamità, nessuno ha controllo, come è possibile considerare appropriato considerare “io” o “mio” quel che ha nome di corpo, questa casa di sventure? (more…)

novembre 3, 2017

Nanda il Bello, cap IX, vv. 24-34: “credi di essere bello?”

Filed under: letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 7:15 pm

24. “E il fatto di pensare di essere bello, non è una cosa intelligente: anche questo lo devi capire! Che fine ha fatto la famosa bellezza e i corpi graziosi del gentile Gada e di Sarana?

25. “Nello stesso modo in cui il pavone, con tutti quei colori cangianti che gli ondeggiano nel piumaggio, possiede un aspetto magnifico meramente in virtù della sua natura, proprio così, se sei bello, hai un bell’aspetto, ma non esiste una bellezza intrinseca del tuo corpo. (more…)

ottobre 25, 2017

Nanda il Bello, cap IX, vv.1-23: sulla fragilità del corpo umano

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 6:45 am

1. Allora Nanda, benché rivolto in questi termini da quel monaco, non si rassegnò riguardo all’amata: a tal punto infatti pensava a lei che nemmeno sentì il discorso dell’altro, quale uomo stordito nei sensi.

2. Come il malato che vuole morire non coglie il discorso di un medico che desidera apportargli un beneficio, esattamente in tal modo egli non colse, inebriato da vigore, bellezza e gioventù, quel giusto discorso del monaco.

3. E non vi è nulla di eccezionale se la mente di chi è avvolto nella tenebra interiore viene sopraffatta dal vizio dell’erotismo: fintantoché alberga nel profondo di un uomo anche solo una circoscritta zona di tenebre, ritorna ancora e ancora il suo vizio. (more…)

ottobre 4, 2017

Serata di poesia sanscrita e tecniche di rilassamento a Milano!

Filed under: Didattica — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 12:27 pm

A milano, il martedì 24 ottobre prossimo a partire dalle 18,45 fino alle 20,15 circa, in c.so Garibaldi 11, presso la sede della onlus Gaia Animali & Ambiente, è in programma il primo incontro di un ciclo che insieme a Patricia Meyer, insegnante di yoga e impegnata in prima persona nel campo della cultura e della solidarietà sociale, dedicheremo al rapporto fra fruizione di opere letterarie e pratica meditativa.

Due sono gli aspetti che costituiscono il nostro punto comune di partenza: (more…)

agosto 16, 2017

Contro le donne: parte II (Nanda il Bello, cap VIII, v.47-fine capitolo)

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 10:34 pm

47. Ammettiamo che non vedi che la mente delle donne è piena di intenzioni pericolose, è nefasta per la sua doppiezza ed è incostante; ma come puoi non vedere che il loro corpo è impuro, una percolante dimora di non essere?

48. Non capisci, accecato dalla passione, che desideri una cosa brutta, che viene giorno per giorno finemente contraffatta con abluzioni, profumi e vesti.
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luglio 9, 2017

Nanda il Bello, cap VIII, vv 22-46: contro le donne, pt. 1

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 4:26 pm

22. Riflettendo in questi termini su di lui che era straziato dalle pene d’amore e dopo averlo osservato per un po’, quel monaco, spinto dal desiderio di fare del bene, pronunciò un discorso sgradevole ma veritiero:

23. “Se proprio non riesci a provare la gioia della liberazione, tu che non distingui ciò che è moralmente giusto dal suo contrario, che sei tutto preso dagli oggetti dei sensi e che non riesci a vedere ciò che è qui a portata di mano, (more…)

maggio 18, 2017

Nanda il Bello, capitolo VIII, vv. 1-21: Nanda sotto lo sguardo di un altro monaco

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , , , — Giulio Geymonat @ 8:13 pm

1. Allora un altro monaco, incontrando Nanda — sguardo perso, divorato dal desiderio di andarsene a casa e allo stesso tempo turbato da questo stesso desiderio — gli si rivolse con occhi benevoli, mosso da un sentimento di amicizia.

2. “Cos’è questa faccia rannuvolata su cui piovono lacrime? Appare chiaro che un profondo turbamento ti oscura l’anima: ma ricomponiti! Non lasciarti andare all’abbattimento! Infatti il piagnisteo e la ricerca della pace interiore non s’associano minimamente.
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aprile 20, 2017

Nanda il Bello, cap VII vv. 46-52 (fine capitolo): Nanda si risolve a scappare

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 7:49 pm

46. “Se una tale schiera di dèi, veggenti e re dipesero dalle proprie donne in quanto dipendenti dall’amore, quanto posso essere in pena io che sono ben meno dotato di intelligenza e spessore morale, senza vedere la mia amata?

47. Perciò me ne andrò dritto a casa, e mi dedicherò, con piacere, nuovamente al piacere, come prescritto dalla norma: non è infatti appropriato portare la veste monacale per chi ha la mente rivolta ad altro, i sensi incontrollati, ed è sviato dalla retta via.
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Nanda il Bello, cap. VII, vv 25-45: Nanda evoca storie di dèi, veggenti e re vinti dall’amore

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 11:05 am

25. “Sopraffatto dalla passione amorosa, il Dio del Fuoco, dal seme scintillante, si asservì a Svaahaa, e lo stesso fece Indra con Ahalyaa: privo di una natura a loro comparabile e appartenente ad un’altra classe di esseri viventi, come posso stare, povero me, senza donna?

26. Il mito ci dice che il sole si fece ridurre per la gioia di Saranyuu nei confronti della quale si era appassionato, e con lei, divenuta cavalla, si unì dopo essersi fatto cavallo, e da ciò originarono gli Ashvin, medici celesti. (more…)

marzo 9, 2017

Nanda il Bello, cap. VII, vv. 1-24: Nanda si sfoga

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 12:04 pm

1. Così Nanda, capace con il corpo di portare le vesti monacali conferitegli secondo i precetti dal maestro, ma incapace di farlo con la mente, provando vergogna per le fantasie interiori sempre rivolte alla moglie, non si rasserenava.

2. Con la bellezza dei fiori di quella primavera, con gli attacchi molteplici del dio dell’Eros e con la voglia di muoversi tipica della giovane età, lui, rinchiuso nell’eremo con gli altri monaci, non poteva trovare pace.
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