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maggio 26, 2012

Rgveda, X libro, inno 129

Filed under: filosofia,letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 5:36 pm

L’inno 129 del X libro del Rgveda è fra i più famosi e toccanti di tutto il Rgveda: l’autore, chiunque esso sia, osa guardare in faccia il mistero più fitto e profondo, quello dell’origine dell’universo, alternando visioni e intuizioni folgoranti a domande di grande spessore filosofico.

Si potrebbero scrivere pagine e pagine di commento su questo celeberrimo inno, ma preferisco offrirne una mia traduzione lasciando che ogni lettore rifletta e si incanti su questa scheggia di puro genio, capace ancora, dopo circa tremila anni, di conficcarsi dritta nel cuore e nel cervello di chiunque ne sia fornito. (more…)

marzo 10, 2012

jayarAzibhaTTa contro l’origine non-umana del Veda (parte 2)

Filed under: filosofia,letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 7:06 pm

Dopo aver contestato la teoria che il Veda abbia origini non-umane (vedi post precedente) il filosofo scettico Jayarashibhatta  (VIII d.C.) spinge oltre la sua critica alla presunta perfezione delle parole del Veda, ammettendo, seppur in linea puramente teorica, l’origine non-umana dei Veda per dimostrare che comunque i problemi non sarebbero minori.

Ecco come procede il testo interrotto alla fine del post precedente: (more…)

marzo 4, 2012

Jayarashibhatta lo scettico contro l’origine non-umana del Veda (parte 1)

Filed under: filosofia,letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 7:01 pm

Dopo aver contestato la capacità delle parole in generale di riferirsi con chiarezza e univocità alla realtà, e aver escluso la possibilità che le parole pronunciate dai cosiddetti saggi ci giungano inalterate e pienamente comprensibili (vedi ultimi due post pubblicati), Jayarashibhatta (-bhaTTa è un onorifico molto diffuso) prende in considerazione, per confutarla, l’ipotesi dell’origine non-umana del Veda, ipotesi che dovrebbe spiegare l’esenzione totale da difetti del Veda, e quindi essere argomento inoppugnabile per sostenere il valore di retto mezzo di conoscenza delle parole in esso contenute.

La confutazione dell’origine non umana del Veda è ovviamente argomento  molto scottante, essendo l’accettazione della superiorità del Veda alla base dell’ortodossia religiosa: è ben possibile che idee del genere, in occidente, avrebbero condotto autore e opere direttamente sul rogo. (more…)

novembre 20, 2010

Ajatashatru dice: l’atman è la realtà della realtà

Filed under: filosofia — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 6:11 pm

Stimolato dal commento di un lettore di questo blog, Jarno, riprendo in mano la Brhadaranyakopanishad (bRhadAraNyakopaniSad), e come sempre l’emozione e l’interesse sono enormi.

E’ lì che troviamo le più antiche teorie dell’atman (Atman),  formulate in epoca pre-buddhista (e infatti quella del Buddha sarà la teoria dell’an-atman, il non-atman, l’assenza dell’atman), quindi in una fase del pensiero che possiamo definire arcaica, collocabile intorno al VII (o forse VIII) a.C. (more…)

novembre 9, 2010

I “varna interiori”

Filed under: filosofia — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 1:15 pm

Nel precedente post, “Il dharma del servo: chi lo vuole?”, ho provato a suggerire che quando pensiamo al concetto di varna (varNa), letteralmente “colore”, rifiutandone la connessione (“solo” storicamente determinata) con il sistema delle caste, jAti, letteralmente “nascite”, emerge un fondo di verità difficilmente negabile.

Che cioè nella società coesistano delle componenti funzionalmente molto diverse e in parte (anche sostanziale) in contrasto fra loro, coinvolte in un continuo gioco di forze e equilibri, sembra difficilmente negabile.

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ottobre 31, 2010

Il dharma del servo: chi lo vuole?

Filed under: filosofia — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 8:44 pm

Una delle teorie più note dell’India classica, e una di quelle per noi occidentali (e forse per chiunque) più difficilmente accettabili, è la teoria dei varna (varNa) o colori.

Da non confondersi (in ogni caso da non identificarsi) con la teoria delle caste, letteralmente “nascite”, in sanscrito jati (jAti) (storicamente successiva), è però con essa profondamente connessa, poiché ne fornisce, per così dire, il quadro concettuale di riferimento e il fondamento “ideologico” (ortodosso).

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ottobre 23, 2010

Il sanscrito: che lingua è?

Filed under: Didattica,filosofia — Tag:, — Giulio Geymonat @ 10:36 am

Qualche sera fa è cominciato il mio corso annuale di sanscrito per principianti a Milano.

L’argomento della mia prima lezione è, in modo molto prevedibile, l’inquadramento storico-linguistico.

Come ogni anno, ambivo a fare una lezione chiara e ordinata; come ogni anno, ho finito per parlare, disordinatamente, di un sacco di cose. (more…)

ottobre 10, 2010

Su bRhadAraNyaka 2, 4, 12-14

Filed under: filosofia — Tag:, , , , , , — Giulio Geymonat @ 12:02 pm

Il  passo della Brhadaranyaka-upanishad oggetto del post del 9 ottobre è interessante sotto vari aspetti.

Nell’immagine del rocco di sale disciolto nell’acqua colpisce la capacità di rappresentare l’onnipresenza del principio che infonde la vita nel mondo,  mantenendo però ferma la differenza sostanziale fra il principio vitale, che è l’Atman per Yajnavalkya, nella metafora adottata il sale, e la realtà, l’acqua.

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ottobre 9, 2010

“Una volta morti, non c’è più coscienza”

Filed under: filosofia — Tag:, , , , , — Giulio Geymonat @ 4:09 pm

A conclusione del famoso dialogo fra Yajnavalkya e la moglie Maitreyi, in bRhadAraNyakopaniSad, II, IV, 12-14, nel quale il grande sacerdote-filosofo rivela alla moglie la sua dottrina dell’Atman, troviamo, in sequenza, un’interessante immagine per rappresentare il rapporto fra il principio eterno di vita (l’Atman) e la realtà in cui siamo, l’affermazione, da cui il titolo di questo post, che dopo la morte non vi è più coscienza e un’interessantissima riflessione sul rapporto coscienza/conoscenza.

Siccome il passo di questa famosa upanishad è breve e molto denso, voglio ripercorrerlo, traducendolo.

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ottobre 3, 2010

Sanscrito o vedico?

Filed under: Didattica — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 8:13 pm

La definizione di che cosa sia esattamente il sanscrito e, in particolare, la sua distinzione dal vedico sono questioni complesse e controverse ma di imprescindibile  importanza per mettere a fuoco, da un punto di vista didattico (lato insegnante e lato studente), i contenuti specifici della grammatica sanscrita (cosa rientra nel sanscrito e cosa nel vedico), e per tenere distinti, da un punto di vista letterario, il corpus vedico da quello sanscrito.

Al di là  del fatto che esistono sempre, in ogni tentativo di categorizzazione netta di qualunque realtà o fenomeno, zone grigie fra una categoria e l’altra, il caso del sanscrito e del vedico è particolarmente delicato perché si intrecciano, nel definire cosa è vedico e cosa è sanscrito, questioni  linguistiche, storiche, letterarie e ideologiche. (more…)

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