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luglio 14, 2015

Di cosa parlano gli Yogasutra di Patanjali?

Filed under: filosofia — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 10:48 pm

Come ho provato a sostenere nel post di Maggio scorso, è possibile (e anzi, altamente raccomandabile) leggere gli yogasutra di Patanjali in quanto tali, senza cioè avvalersi di nessun commento, di Vyasa o di chicchesia.

Così facendo appare un’opera, molto ben ripartita nei suoi quattro Libri (letteralmente “passi”, in sanscrito pAda), capace di rispondere in maniera ineccepibile al requisito fondamentale dei testi sutra, ovvero la concisione estrema coniugata con una descrizione completa (senza cioè che nulla si trovi “fuori” dal quadro tracciato) del soggetto dei sutra stessi, che nel caso degli yogasutra è lo Yoga, che Patanjali concepisce come via di purificazione e di trasformazione, radicale e irreversibile, di se stessi e della realtà. (more…)

maggio 30, 2015

Gli Yogasutra di Patanjali: come affrontarli?

Filed under: filosofia,letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 11:42 pm

Mi sto cimentando, da circa tre anni, con lo studio e la traduzione degli Yogasutra di Patanjali, stimolato dalla richiesta, prima di un’allieva poi di un’altra, di studiare, via Skype, tale testo nell’originale sanscrito.

Il “genere sutra”, di cui gli Yogasutra di Patanjali sono un famosissimo esempio, è molto importante nella letteratura sanscrita dei primi secoli dopo Cristo, e rappresenta l’ambizione di descrivere in maniera il più possibile concisa, senza perdere in accuratezza, uno specifico soggetto, usando singoli enunciati più o meno autonomi fra loro, costituiti il più delle volte da una frase, ma non così di rado anche da due. (more…)

marzo 23, 2015

C’è il “linga” o il “citta”? O dell’abissale differenza fra Samkhya e Yoga

Filed under: filosofia — Tag:, — Giulio Geymonat @ 1:50 am

Non di rado, alcune frasi, alcune presunte “verità”, pesano come macigni su chi cerca di seguire una propria linea di indagine, rendendo tutto molto più difficile o addirittura impossibile: è il noto “blocco” dell’ ipse dixit, uno degli ostacoli allo sviluppo dell’indagine scientifica, indagine che invece per definizione tende a rimettere sempre, o comunque periodicamente, tutto in discussione, a partire proprio da quanto pare essere dato per scontato. (more…)

febbraio 5, 2015

Il paTiccasamuppAda, o “(la teoria del) venir in essere consequenziale”: cos’è veramente?

Filed under: filosofia — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 12:19 am

Notava già il grande professor Daya Krishna (1924-2007), nel capitolo 6 del suo “New Perspectives in Indian Philosophy” (Jaipur and New Delhi, 2001), intitolato “pratItyasamutpAda: Does it Say Anything New?”, che qualcosa pare sfuggire nella comprensione del pratItyasamutpAda (paTiccasamuppAda in pAli), o “(teoria del) venir in essere consequenziale”, benché esso sia certamente il cuore, almeno da un punto di vista filosofico, della dottrina buddhista, se è vero che nel paTiccasamuppAda il Buddha contesta la realtà ontologica del mondo, ponendo in luce invece la sua vacuità, l’assenza di un suo ubi consistam, cosa che in India nessuno, per quanto ne sappiamo noi, aveva ancora mai fatto. (more…)

novembre 10, 2014

I versi “troppo espliciti” (o “anti-dhvani”) del Meghaduta: un’analisi

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , , — Giulio Geymonat @ 1:24 pm

Sono principalmente due i tipi di riflessione che mi portano a dubitare dell’autenticità di (una buona) parte del testo a noi pervenuto come il Meghaduta di Kalidasa, e vorrei ribadirli prima di prendere in esame un altro tipo di versi, di cui al titolo del presente post, che secondo me difficilmente possono risalire al poeta Kalidasa.

Il primo è di ordine “umano” (ed è quello per me più importante): non si capisce perché il poeta Kalidasa dovrebbe tradirsi e scrivere versi meno che notevoli, scadendo, proprio in questa sua operetta, in versi che solo per un partito preso si possono definire poetici e che comunque non hanno nulla a che fare con il tipo di poesia che troviamo nelle altre sue opere (in questo senso tradirebbe se stesso). (more…)

ottobre 6, 2014

I versi “troppo banali” del Meghaduta di Kalidasa: un’analisi

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 10:07 am

Come detto nel post precedente, dei molti versi che io dubito fortemente essere frutto del genio di Kalidasa, alcuni (in percentuale rispetto alla totalità dei versi “sospetti”, molti) mi paiono troppo banali: nessuna ricerca lessicale, una sintassi scontatissima, immagini e/o significato complessivo non particolarmente toccanti, insomma una specie di non-poesia totalmente priva di qualunque caratteristica che possa identificare questi versi come esempi di kAvya, o letteratura ornata.

Prima di soffermarmi sui dettagli di alcuni casi (in maniera che mi auguro sia sufficiente a far emergere con chiarezza il tipo di verso cui mi riferisco), mi si lasci affermare, con serenità (cioè senza il sostegno di argomentazioni teoriche), da un lato che io credo nell’esistenza della poesia (e dell’arte in generale) come fatto reale (per quanto eccezionale) e percepibile da chi sia fornito di sufficiente sensibilità, d’altro lato che credo nell’esistenza dei poeti (more…)

settembre 22, 2014

Versi “finti” o versi “veri”? Ancora sul Meghaduta di Kalidasa

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 10:52 am

Leggendo e studiando il Meghaduta di Kalidasa mi sono imbattuto (per quanto incredibile possa sembrare) in un altissimo numero di versi che non riesco a credere possano essere frutto del genio di quello che è considerato il massimo poeta della letteratura sanscrita, nonostante tali versi siano trasmessi da tutti o gran parte dei manoscritti, e siano quindi stati considerati come kalidasiani da tutti (per quanto ne sappia io) i traduttori (e tanto più da chi ha letto Kalidasa solo in traduzione).

La cosa che in particolare mi stupisce (e un po’ mi insospettisce come modus operandi) è trovare sempre grandi lodi del testo in oggetto (del tipo: “è un testo dall’alto e indubbio valore poetico”), senza però nessuno sforzo di valutazione di ogni singolo verso, laddove invece, (more…)

agosto 9, 2014

Cosa mi aspetto da Kalidasa & friends

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 3:40 am

E’ oggettivamente parte del mestiere di uno come me, che si cimenta nello studio e nell’interpretazione della letteratura sanscrita prodotta tra circa il I e circa il X secolo d.C., confrontarsi con il problema della lontananza, in tutti i sensi, del primario oggetto del proprio (faticoso, mi si creda) lavoro, laddove il mondo in cui viviamo (l’Occidente moderno, lo chiamerei) coi suoi problemi e le sue delizie sembra essere un molto più ovvio, urgente e gratificante, in tutti i sensi, “campo” su cui convogliare le proprie energie e il proprio tempo. (more…)

luglio 30, 2014

Attenti al falso! O: di alcuni evidenti problemi testuali nel Meghaduta di Kalidasa

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 1:18 am

Sinceramente, non credo che la poesia sanscrita, o meglio (usando il termine sanscrito per indicare la produzione letteraria con pregio artistico) il kAvya, che comprende opere di teatro, poemi, poemetti, versi sciolti, narrativa in prosa e in verso, sia stato generalmente preso davvero sul serio in Occidente, neppure, per strano che possa sembrare, da chi l’ha tradotto (personalmente, accanto all’originale, leggo traduzioni in inglese, francese e italiano, perlopiù risalenti al ‘900: ad esse soprattutto si riferisce specificamente questo post). (more…)

agosto 3, 2012

Kama “generico” e kama “specifico”

Filed under: filosofia — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 10:32 am

Fermo restando la complessità del concetto di kama (insieme “desiderio”, “piacere”, “desiderio del piacere” e “piacere del desiderio”), le sue molte sfaccettature e ambiti di manifestazione, penso sia possibile distinguerne due accezioni principali, distinte seppur profondamente interconnesse.
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