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febbraio 5, 2010

Perché studiare sanscrito?

Filed under: — Giulio Geymonat @ 7:49 pm

Studiare il sanscrito è la chiave d’accesso privilegiata alla civiltà indiana classica per due motivi entrambi fondamentali.

Il primo, il più ovvio, è che in sanscrito sono scritti tutti i testi della classicità indiana.

Il Mahabharata e il Ramayana sono in sanscrito, tutti i testi fondamentali (spesso chiamati sutra) della filosofia, dello yoga, della medicina, scientifici, di architettura, testi di poesia, di poetica, di teatro, di politica, religiosi, magici (insomma, relativi a qualunque argomento) sono in sanscrito.

Di conseguenza, l’intera civiltà indiana è costellata da termini-chiave in sanscrito, che tracciano il terreno nell’ambito del quale si sviluppano i dibattiti che animano la civiltà indiana classica; termini ovviamente che troviamo nei suddetti testi e che, in molti casi, sono intraducibili a meno di forzarli in concetti di matrice occidentale (concetti “nostri” in altre parole).

Eccone alcuni elencati per associazione libera: dharma, adharma, karma, samsara, varna, jati, kula, artha, purushartha, karuna, nirvana, kama, moksa, rasa, dhvani, kavya, brahman, atman, yoga, prana, danda, niti, shastra, guna, dosha, prakrti, buddhi, purusha, citta, sat, asat, bhakti, dvaita, advaita, nirguna, saguna, jiva, linga, shakti, maya, lila, muni, tapas, rta, anrta, yukta, shruti, smrti, yama, prayashcitta, saccidananda; e potrei, ovviamente, continuare.

Anche “poco” sanscrito (un’infarinatura, come si suol dire) permette di capire meglio le sfumature semantiche specifiche della maggior parte di questi termini (senza il cui controllo non si può neanche capire su che cosa e in che termini si interroghi la civiltà indiana classica).

D’altra parte senza quel che il grande Professor Daya Krishna chiama un “working knowledge of Sanskrit”, cioè le conoscenze grammaticali e sintattiche di base con le quali poter interrogare un testo nell’originale, non sarà mai possibile approfondire, nel doppio senso di andare in profondità e portare in profondità, l’eredità culturale dell’India classica.

Il secondo motivo, più sottile ma non meno importante, è legato al fatto che il sanscrito non è una lingua naturale, ma grammaticale.

Il sanscrito stesso, essendo il risultato cosciente di un perfezionamento grammaticale, riflette valori che sono fondanti dell’intera civiltà, fra cui menzionerei come particolarmente “presenti”  e tipici del sanscrito e della civiltà indiana nel suo complesso: la razionalità (tutto deve avere una spiegazione), l’ordine (spesso una forma gerarchica), la libertà di muoversi in direzioni diverse avvalendosi però di regole precise e condivise, la ricerca di un’armonia dell’uomo con la natura (tanto migliore quella regola linguistica, sociale, filosofica che abbia un corrispettivo in qualche fenomeno naturale), la volontà e la capacità di creare modelli idealizzanti (il sanscrito tende ad essere un modello linguistico perfetto più che una lingua) che siano capaci di rivelare un piano superiore alla realtà fenomenica, poiché meno aleatorio.

Va inoltre, last but not least, sottolineato il beneficio in termini di personale “coscienza linguistica” (o cultura linguistica) che il confrontarsi con la grammatica e soprattutto con la morfologia sanscrita comporta.

Riflettendo su (e continuamente operando con) realtà come quelle di cambiamenti fonetici, apofonia, radice, di suffisso, di struttura logica della frase, ecc. si è fortemente spinti a prendere coscienza della dimensione etimologica, e della soggiacente struttura, delle lingue in generale (o quantomeno delle lingue di derivazione indoeuropea che normalmente parliamo).

E’ mia ferma opinione che studiare sanscrito fornisca, direttamente o indirettamente, molti degli strumenti neccessari per poter assumere un’attitudine corretta nei confronti delle parole in generale, scritte, lette, dette, o ascoltate che siano (attitudine che sarà il più possibile attenta, profonda e precisa).

4 Comments »

  1. Ho scoperto questo blog questa mattina, cercando, appunto, un corso di sanscrito.
    Mi interesso di filosofia indiana, soprattutto di Tantra e Shivaismo del Kashmir, e mi piacerebbe capire bene il significato di alcune parole chiave.
    Partirà forse un corso nuovo?
    Grazie tante in anticipo
    Carla

    Commento by Carla Arosio — febbraio 23, 2011 @ 9:44 am

  2. I corsi si tengono a Milano, sono annuali (60 ore in 30 incontri settimanali da due ore l’uno) e partono a metà Ottobre (fino a metà Giugno).
    Alternativamente si può optare, sempre a Milano o a Torino, per delle lezioni individuali (anche via skype per chi non risiede a Torino o Milano).
    Il costo orario delle due soluzioni è rispettivamente 15 Euro l’ora (il corso collettivo) e 30 Euro l’ora (la lezione individuale; 25 via Skype).
    Da come è formulato il suo commento, credo che le converrebbe optare per delle lezioni individuali: se infatti il suo scopo è “capire bene il significato di alcune parole chiave” allora non credo abbia senso studiare tutta la grammatica di base e cimentarsi con la traduzione, che è l’obiettivo del corso annuale (per altro esteso su tre annualità).
    Dopodiché, se facendo un lavoro di analisi dei termini chiave lei si dovesse accorgere che il sanscrito la interessa al di là delle parole chiave dello Shivaismo del Kashmir, in quel caso può intraprendere un percorso di studio più completo.
    In ogni caso l’intuizione che lei ha è più che giusta: difficile entrare in un vero rapporto conoscitivo con qualunque tradizione indiana antica senza avere almeno accesso all’analisi morfologica dei termini chiave: il rischio di prendere “Roma” per “toma” è davvero enorme!
    Saluti!

    Commento by Giulio Geymonat — febbraio 26, 2011 @ 9:05 am

  3. Tante grazie! Rifletterò bene su quanto mi ha scritto e poi la ricontatterò.
    Saluti.
    Carla Arosio

    Commento by Carla Arosio — febbraio 27, 2011 @ 8:25 pm

  4. Anch’io ho scoperto questo blog stamattina (vedi Clara e il suo commento del 2011), una mattina di quattro anni dopo. Volevo semplicemente lasciare un “post-it” per testimoniare il piacere di aver incrociato un insegnante di sanscrito on line, cosa che mi sembra bella e originale.
    Sono laureata in sancrito anch’io, a Bologna. E mi sono riconosciuta in tante delle spiegazione che dai, Giulio, del senso di studiare una lingua così. In questi anni mi è capitato un sacco di volte di provare a far capire le mie motivazioni e le motivazioni di una lingua. Antica, molto elaborata, di grande bellezza. Una lingua un po’ aristocratica forse, che spesso viene considerata con un misto di reverenza e timore.
    Mi è successo molte volte di discutere sulle pronunce (quante volte!), per cercare di difendere la fonetica e l’accentazione – spesso maltrattate!
    Comunque.
    Credo che sia una materia di studio fondamentale per chiunque voglia studiare filosofia dell’India. Chiunque voglia approfondire lo Yoga, chiunque voglia esplorare davvero la ricchezza della cultura indiana, perché la lingua “fornisce i binari al pensiero”, diceva il mio prof. durante le lezioni.
    Grazie, leggerò con piacere questo blog in futuro 🙂

    Commento by elisa — marzo 17, 2015 @ 7:40 pm

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