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gennaio 25, 2018

Interviene il Buddha: Nanda il Bello, capitolo X, vv. 1-18

Filed under: letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 7:05 pm

1. Saputo allora che Nanda desiderava abbandonare il monacato, vedere la moglie e vivere nel suo palazzo, il Saggio, con l’intenzione di risollevarlo dall’abbattimento e dalla mancanza di fermezza, lo chiamo a sé.

2. Quando Nanda, che non aveva raggiunto la strada che conduce alla liberazione, lo raggiunse tutto turbato in cuor suo, il Benevolo lo interrogò: ed egli gli rivelò, pieno di vergogna, la sua ferma intenzione, a lui, umile e conoscitore della potenza delle ferme intenzioni.

3. Allora il Bene-venuto capendo che Nanda era perduto nella selva oscura chiamata moglie, lo prese per mano e s’involò in cielo, come un abile cercatore si tuffa in uno specchio d’acqua per trovare una perla.

4. Rifulsero quei due nel cielo sereno, con le loro vesti color ocra e i volti come d’oro, simili a due Cakravaka solitari in uno specchio d’acqua, le ali confuse in un piumato abbraccio.

5. Giunsero in un lampo in un terreno montuoso, intensamente profumato di pini silvestri, ricco di fiumi, fonti, laghi e ruscelli, con metalli e pietre preziose, dimora di veggenti divini.

6. Avendo colà raggiunto un’altura frequentata da Musici Celesti e Semidei, pacifica, vestita della nube di continue offerte rituali, si fermarono come su un isola sospesa nel più alto dei cieli.

7. Mentre colà se ne stava assiso il Saggio coi sensi pienamente in pace, al contrario Nanda si guardava tutt’intorno pieno di stupore e vide grotte e boschetti e abitanti della foresta che erano ornamento e protezione della montagna.

8. Là, su di un bianco picco piuttosto ampio, un pavone posatosi con le piume raccolte pareva un bracciale di crisoberillo al braccio di Bala dalle lunghe e possenti braccia.

9. E un leone, con le spalle giallastre dopo essersi sdraiato su una pietra con dell’arsenico rosso (?), pareva l’elegante bracciale spezzato di Ambika, decorato con oro fuso.

10. Una tigre, procedendo stancamente a passi esitanti ma ampi, con la coda posata sulla schiena simile a un cordone sacro, mentre si accingeva a bere da una fonte, pareva un uomo chino intento a offrire acqua ai padri.

11. E uno yak, su di un declivio innevato, si era impigliato con la coda in un albero di Kadamba ondeggiante al vento: non riusciva a liberarsi, come un giovane ben educato non sa troncare una relazione sentimentale sorta da ragazzi in famiglia.

12. E schiere di tribù di gente di montagna, coi volti dorati e con decorazioni a forma di piume di pavoni su gambe e braccia, saltavano fuori dalle caverne con balzi da tigri, come fossero un rigurgito della montagna.

13. E moltitudini di giovani fanciulle semi-divine, abitanti delle caverne, incredibilmente belle, con fianchi, seni e ventri sconvolgenti, apparvero in ogni dove, e parevano un intrico di rampicanti carichi di enormi fiori in pieno sboccio.

14. Irruppero in ogni direzione delle scimmie, che tormentarono i grandi pini di quella montagna e non ottenendone alcun frutto se ne andarono, come da Signori i cui doni sono inutili.

15. Il Saggio, avendo notato una scimmia, che veniva scacciata via da quel branco, guercia e con la faccia tutta rossa come una bacca schiacciata, disse a Nanda:

16. “O Nanda, dimmi: quale ti pare più bella ed elegante, questa scimmia che vediamo qui, priva di un occhio, oppure la donna su cui è fisso il tuo desiderio?”

17. Così richiesto dal Bene-venuto, Nanda, dopo aver leggermente sorriso disse: “Come posso paragonare, o signore, una donna meravigliosa, una donna di famiglia, con questa scimmia, capace solo di importunare gli alberi?”

18. Allora il Saggio, sentita la sua risposta e avendo in mente un’altro stratagemma, prese a sé Nanda e s’involò con lui fino al giardino di piaceri del re degli dèi che regge la folgore.

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