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novembre 3, 2017

Nanda il Bello, cap IX, vv. 24-34: “credi di essere bello?”

Filed under: letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 7:15 pm

24. “E il fatto di pensare di essere bello, non è una cosa intelligente: anche questo lo devi capire! Che fine ha fatto la famosa bellezza e i corpi graziosi del gentile Gada e di Sarana?

25. “Nello stesso modo in cui il pavone, con tutti quei colori cangianti che gli ondeggiano nel piumaggio, possiede un aspetto magnifico meramente in virtù della sua natura, proprio così, se sei bello, hai un bell’aspetto, ma non esiste una bellezza intrinseca del tuo corpo.

26. “Se uno non coprisse quanto di sgradevole vestendosi, se non avesse l’acqua dopo che ha evacuato, se non si lavasse accuratamente, dimmi, o bello, che aspetto avrebbe il corpo?

27. “Considerando allora cosa sia davvero la fresca gioventù che ora possiedi, tieni a freno quella mente che vuole tornare a casa per darsi ai piaceri: corre via veloce come le acque di un fiume di montagna la gioventù che non ritorna!

28. “La stagione ritorna dopo che è passata, e la luna, dopo l’ultima fase, cresce di nuovo; ma due cose quando sono andate sono andate e più non ritornano: l’acqua dei fiumi e la gioventù degli uomini.

29. “Quando vedrai allo specchio il tuo volto vecchio, coi baffi ormai bianchi, contratto per le rughe, i denti caduti, le sopracciglia pendenti e privo di lustro, allora sconfitto dalla vecchiaia sarai privo di ogni orgoglio.

30. “Bevendo liquori sommamente inebrianti la notte, fuori di casa, per un bel po’ se la gode un uomo, ma nessuno, inebriato da vigore, bellezza e gioventù, può brindare per non aver raggiunto la vecchiaia.

31. “Come un pezzo di canna da zucchero dopo esser stato spremuto oltre il dovuto lo si lascia in terra a seccare per poterlo bruciare, così questo nostro corpo, passando e ripassando negli ingranaggi della vecchiaia, con la linfa vitale ormai prosciugata, è buono solo a morire.

32. “Come una sega azionata da due uomini taglia un albero maestoso non d’un colpo, così la vecchiaia, giunta piano coll’alternarsi dei giorni e delle notti, fa crollare questa creatura grande e grossa [che noi siamo].

33. “Inarrestabile ladro della memoria, usurpatore del corpo, rovina del godimento, rapinatore di udito e vista, causa di fatica, assassino di vigore e ardimento: non esiste, per l’uomo, nemico pari alla vecchiaia!

34. “Avendo capito che questo universo è territorio di morte, e che la vecchiaia è il grande terrore di tutti gli esseri, non dovresti inorgoglirti indegnamente dicendoti “sono bello, sono forte, sono giovane”!

Questo il testo sanscrito del passo tradotto: saunda_IX_24_34

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