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ottobre 25, 2017

Nanda il Bello, cap IX, vv.1-23: sulla fragilità del corpo umano

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 6:45 am

1. Allora Nanda, benché rivolto in questi termini da quel monaco, non si rassegnò riguardo all’amata: a tal punto infatti pensava a lei che nemmeno sentì il discorso dell’altro, quale uomo stordito nei sensi.

2. Come il malato che vuole morire non coglie il discorso di un medico che desidera apportargli un beneficio, esattamente in tal modo egli non colse, inebriato da vigore, bellezza e gioventù, quel giusto discorso del monaco.

3. E non vi è nulla di eccezionale se la mente di chi è avvolto nella tenebra interiore viene sopraffatta dal vizio dell’erotismo: fintantoché alberga nel profondo di un uomo anche solo una circoscritta zona di tenebre, ritorna ancora e ancora il suo vizio.

4. Considerando dunque che quello in tal modo era stato illuso, e lo era tuttora, da vigore, bellezza e gioventù e che restava determinato a tornarsene a casa, il monaco istruì Nanda per indurlo alla rinuncia.

5. “Conosco bene, così come le conosci tu, il vigore del fisico, la bellezza e la fresca gioventù: ma a me è ben chiaro, mentre tu non te ne rendi conto, che tale triade non ti appartiene se non provvisoriamente.

6. “Non capisci infatti che questo corpo, sede di malattie, preda dell’invecchiamento, simile ad albero cresciuto sulle sponde di un fiume, in continuo mutamento, è inconsistente come spuma sull’acqua: ed è in virtù di esso che tu pensi di possedere il vigore!

7. “Dal momento che trascurando il cibo, il bere, il giacere e il camminare, e pure da un eccesso di essi, il corpo rapidamente si avvia al decadimento, cosa ti fa essere tanto orgoglioso del vigore che senti?

8. “E dal momento inoltre che il mondo intero è sotto la cifra di mali come freddo, caldo e malattie, mi domando ma tu, in tutto simile ad acqua che evapora inesorabilmente sotto i raggi di un sole d’estate, a che cosa pensi nel frattempo, inebriato dal tuo vigore?

9. “Quando il corpo che è fatto di pelle, ossa, carne e sangue sussiste solo grazie al potere del nutrimento, è continuamente afflitto, trova sempre degli ostacoli, come puoi ingannarti a tal punto da pensare di essere forte?

10. “Come l’uomo che volesse attraversare un oceano agitato affidandosi ad un vaso di terra cruda: così è chi, con l’idea di godersi gli oggetti dei sensi, confidi nel vigore, quando ciò che possiede è un aggregato materico privo di consistenza.

11. “Al contrario io il mio corpo lo considero ancor più privo di consistenza di un vaso di terra crudo: se ben fatto infatti un vaso dura a lungo, ma questo aggregato qui, per quanto ben tenuto, si spezzerà presto comunque.

12. “Dal momento che gli elementi fisici — aria, terra, vento e fuoco — sono sempre fra loro avversi come perfidi serpenti, è chiaro che riuniti nel corpo umano portano alla disgrazia: come puoi essere convinto del tuo vigore, quando è la malattia la regola?

13. “I serpenti si placano grazie a potenti formule, ma gli elementi non li puoi sottomettere con gli incantesimi: i serpenti mordono a volte qualcuno, ma gli elementi colpiscono tutto e sempre!

14. “Questo corpo infatti benché per lungo tempo oggetto di attenzioni coi necessari beni — un giaciglio, dove stare, acqua da bere e cibo da mangiare — non sopporta che si superino i suoi limiti neanche una volta sola: subito si adira, in tutto simile a un potente serpente velenoso.

15. “Dato che quando è afflitto dal freddo ricerca il fuoco, quando è colpito dal caldo desidera il fresco, attaccato dalla fame desidera cibo e attaccato dalla sete acqua, dove sarebbe questo vigore, in cosa consisterebbe, in che modo sussisterebbe e di chi sarebbe?

16. “Perciò una volta che riconosci che il corpo è in tal modo affetto, non ha più senso per te ritenerti tanto forte. E’ il mondo intero a non avere consistenza, a essere destinato a perire, a essere incerto: il tuo vigore si fonda in una realtà instabile!

17. “Dov’è quel vigore di Arjuna il figlio di Krtaviirya, tanto orgoglioso della sua forza, lui che aveva mille braccia? Bhargava in battaglia gliele fece a pezzi, quelle braccia, come fulmine che spezza gli irti picchi di un monte.

18. “Dov’è quella forza di Hari l’uccisore del demone Kamsa, colui che ferì il re dei destrieri? Lo uccise Jaras con una sola freccia, come fa la vecchiaia con la più grande delle bellezze, quando è il suo turno.

19. “E dov’è quella forza del figlio di Diti, Namuci, che causò tanta ira negli dèi, orgoglioso delle proprie armate, lui che, in tutto simile a Morte irata in mezzo alla battaglia, con un agglomerato di spuma, Indra annichilì?

20. “E la forza dei Kuru, dov’è? C’era, allora! I Kuru che dopo aver brillato per vigore e per ardimento, come fiamme alimentate dal combustibile durante un sacrificio, sono stati ridotti in cenere, dopo che la loro vita è stata assassinata.

21. “Quindi dopo aver realizzato che la forza di coloro che furono pieni del loro vigore e del loro eroismo è stata polverizzata, e considerando che tutto il mondo è soggetto a vecchiaia e morte, non devi inorgoglirti riguardo al tuo attuale vigore.

22. “Che tu ritenga o meno il vigore qualcosa di consistente, combatti in ogni caso contro i tuoi sensi: se tua è la vittoria allora grande è anche la tua forza, se sarai sconfitto si dimostrerà falsa anche la tua forza.

23. “Infatti non reputare tanto eroici gli uomini che sconfiggono i nemici giunti a cavallo o su carri e elefanti: sono certamente più eroici quegli uomini che sconfiggono i vogliosi sensi e l’irrequieta mente.”

Qui il testo sanscrito del passo tradotto: saunda_IX_1_23

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