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agosto 16, 2017

Contro le donne: parte II (Nanda il Bello, cap VIII, v.47-fine capitolo)

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 10:34 pm

47. Ammettiamo che non vedi che la mente delle donne è piena di intenzioni pericolose, è nefasta per la sua doppiezza ed è incostante; ma come puoi non vedere che il loro corpo è impuro, una percolante dimora di non essere?

48. Non capisci, accecato dalla passione, che desideri una cosa brutta, che viene giorno per giorno finemente contraffatta con abluzioni, profumi e vesti.

49. In realtà lo sai bene — ma non ne hai coscienza — che il corpo è un qualcosa di brutto, visto che tu stesso ti impegni a profumarlo per cercare di annullare quanto di impuro proviene da esso.

50. Se invece [del corpo] quel che apprezzi sono unguento, trucco, collane, i vari oggetti preziosi, la veste, che cosa c’entrano le donne? Ebbene cerchiamola questa purezza innata delle donne!

51. Se la tua bella Sundarii fosse nuda, ricoperta di sporcizia e polvere, con peli, denti e unghie che non fossero mai stati curati, allora certamente non ti sembrerebbe affatto bella!

52. Quale persona di gusto toccherebbe una donna, impura e debordante come una scatola sgangherata, se non fosse ricoperta dalla pelle — nient’altro!– spessa come l’ala di una mosca?

53. Se capisci che il corpo delle donne è una gabbia d’ossa avvolta dalla pelle, e lo stesso sei trascinato a forza dalla passione, allora davvero sei privo di ogni decenza e di ogni fermezza, o tu preda del dio dell’amore! [leggo: mAnmatha]

54. Proiettando bellezza su quanto in verità ne è privo — unghie, denti, pelle, capelli, peli — possibile che non vedi, stolto che sei, la natura e la prepotenza delle donne?

55. Perciò, avendo capito che le donne sono in particolare portatrici di difetti nella mente e nel corpo, distogli la tua mente, instabile e desiderosa di tornare a casa, con la forza del ragionamento attento!

56. Non puoi infrangere i tuoi voti così di punto in bianco, tu che sei colto, intelligente e di nobile famiglia, dopo aver raggiunto colui che è ricettacolo di somma pace (=il Buddha).

57. Per un uomo eminente quanto a schiatta, intelligente, che ha cara la gloria, che desidera rispetto, è meglio la morte, per lui che è fermo d’animo, che vivere avendo abbandonato la retta via.

58. Così come un soldato va condannato se, una volta indossata l’armatura, se ne sta sul carro lontano dalla battaglia, è da condannare colui che, divenuto mendicante e fattosi seguace del Buddha, ha i destrieri dei sensi trascinati dal desiderio.

59. Così come sarebbe ridicolo un uomo che pratica la questua con bellissimi ornamenti, vesti e collane, con in pugno un arco e con un ciuffo sulla testa ondeggiante e cangiante, è ridicolo chi, avendo rinunciato alla bellezza e alla comodità, si sostiene con le elemosine ma volge il suo pensiero alle gioie domestiche, pieno di desiderio.

60. Simile al porco che se pure ha mangiato del cibo raffinato ed ha dormito in un letto splendido, appena liberato torna di corsa nel suo ammasso di sporcizia, è chi, pur avendo ascoltato il sommo messaggio e avendo assaporato il sommo benessere pieno di qualità, assetato di piacere carnale, volta le spalle alla foresta piena di pace e desidera la casa.

61. Come è certo che una torcia tenuta in mano brucia quando le fiamme sono agitate dal vento; come è sicuro che un serpente, quando è calpestato dal piede, morde, reso coraggioso dalla rabbia; come è vero che la tigre tenuta in casa uccide anche se è stata catturata da cucciola; così l’associazione con le donne porta ad un sacco di guai certi.

62. Perciò, tenendo a mente questi difetti sempre presenti nel cuore e nel corpo delle donne, riflettendo che il piacere dell’amore fisico fugge via come acqua di fiume e porta angustie e sofferenza, guardando il mondo come cosa fragile, simile a vaso di argilla cruda, e piagato dalla morte, prendi la decisione senza pari che porta alla liberazione! Non è degno di te vivere in preda al desiderio!

[Qui il testo in sanscrito del passo tradotto nel presente post: saunda_VIII_47_fine]

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