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luglio 9, 2017

Nanda il Bello, cap VIII, vv 22-46: contro le donne, pt. 1

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 4:26 pm

22. Riflettendo in questi termini su di lui che era straziato dalle pene d’amore e dopo averlo osservato per un po’, quel monaco, spinto dal desiderio di fare del bene, pronunciò un discorso sgradevole ma veritiero:

23. “Se proprio non riesci a provare la gioia della liberazione, tu che non distingui ciò che è moralmente giusto dal suo contrario, che sei tutto preso dagli oggetti dei sensi e che non riesci a vedere ciò che è qui a portata di mano,

24. “Allora dilettati ad ascoltare, a capire, a meditare, a riflettere sul sommo bene, a trovar pace nel tuo cuore: la passione per la Legge infatti non può sorgere in chi non ha la mente distaccata ed è instabile d’animo.

25. “Ma per chi vede i difetti intrinseci agli oggetti dei sensi, si sa soddisfare, è puro, è privo di orgoglio, concentra la sua mente su azioni che portano all’acquietamento, ha capito quanto c’è da capire: per chi è così, non può che esserci gioia (per la prospettiva di liberazione).

26. “Gioisce della bellezza del denaro chi è inappagato, ed è lo stolto che gioisce del piacere dell’Eros: i giusti gioiscono della pace interiore, dopo aver abbandonato i godimenti materiali forti della vera conoscenza.

27. “Inoltre ad un uomo conosciuto, intelligente, appartenente ad una nobile famiglia, che sta indossando la sacra veste, non si addice un tale rimuginare di tornarsene a casa, come ad una montagna il flettersi per la forza del vento.

28. “Simile a chi, avendo abbandonato l’indipendenza soggetta solo a sé desiderasse consegnarsi ad un altro, sarebbe chi, trovandosi sulla benevola strada della pace interiore, desiderasse la vita domestica tanto piena di difetti.

29. “Come chi, salvato dopo esser stato colpito da una calamità, scegliesse nuovamente la privazione della libertà, così sarebbe chi, raggiunta la foresta desiderasse nuovamente la prigione chiamata casa.

30. “Simile all’uomo che dopo essersene liberato desiderasse nuovamente il vizio dei dadi, così sarebbe chi, stolto, incapace di vincere i propri sensi, scegliesse il vizio che è la propria amata, dopo essersene liberato.

31. “Simili infatti ad avvolgenti rampicanti velenosi, a grotte rassicuranti a vedersi ma piene di serpenti al loro interno, simili a spade sguainate pronte a colpire e necessariamente portatrici di calamità sono le donne.

32. “Le chiamano appassionate, passionali, appassionanti, dissolute, suscitatrici di passione, e portano errori e timori: come si può venerarle quelle là?

33. “Quando i buoni si separano dai buoni o gli amici dagli amici, è allora che le donne, sempre pronte a scorgere i difetti degli altri, furbastre e ignobili, spadroneggiano.

34. “Quando dei discendenti di una buona famiglia vanno in rovina, o quando compiono un atto sconsiderato che non andrebbe fatto, o quando si gettano nelle fauci dell’esercito nemico: la causa, stanne certo, sono le terribili donne.

35. “Attraggono con una voce suadente e poi colpiscono con mente fredda: c’è miele nelle parole delle donne ma il più potente dei veleni alberga nei loro cuori.

36. “Persino il fuoco mentre brucia viene fermato e viene preso anche il vento privo di corpo, e pure un serpente adirato si cattura: ma la mente delle donne non può essere fermata.

37. “Non hanno esitazioni di fronte alla bellezza, alla ricchezza, all’intelligenza, e neppure alla stirpe o al valore: le donne colpiscono senza fare distinzioni, come fiume infestato di predatori.

38. “Una donna non ricorda mai una parola dolce o una tenerezza avuta, e giammai un’amicizia: finta è la donna e incostante; perciò a lei non bisogna affidarsi, come non ci si affiderebbe a dei nemici.

39. “Finché non gli si dà, sono deliziose; quando gli si dà, diventano sospettose; con chi gli si sottomette sono piene di boria, e — ecco le donne! — sono contente quando stanno con dei prepotenti.

40. “Comandano, come ne fossero il marito, a chi è pieno di qualità e obbediscono, come ne fossero il figlio, a chi ne è privo; si comportano con i ricchi con avidità e con i poveri con disprezzo.

41. “Come una mucca anche se viene rubata e portata in un’altra terra sta benone, così una donna se la gode anche quando va in un altra casa, non curante della precedente relazione.

42. “Entrano pure in una pira ardente e non desistono da quanto intrapreso anche a rischio della vita, ma giammai sopportano le costrizioni o mantengono un’amicizia per sentimento.

43. “E quelle donne che nonostante tutto sono devote al marito e lo dilettano, con la loro mente sempre altrove, dilettano in centinaia di maniere il loro di cuore.

44. “La figlia del re Senajit amò un selvaggio e Kumudvatii amò un falso pesce, e Brhadrathaa amò un leone: nulla è impossibile per le donne!

45. “Uomini nati nelle dinastie dei Kuru, degli Haihaya, dei Vrshni, e Shambhara dai molti amuleti magici e il saggio Gautama dal temibile tapas: tutti incapparono nella passione nata dalle donne.

46. “Ecco è così il cuore delle donne: ingrato, ignobile, debole. Come può mai una persona assennata unire il proprio cuore a degli esseri tanto inaffidabili?”

Questo il testo del passo tradotto: saunda_VIII_42_62

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