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maggio 18, 2017

Nanda il Bello, capitolo VIII, vv. 1-21: Nanda sotto lo sguardo di un altro monaco

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , , , — Giulio Geymonat @ 8:13 pm

1. Allora un altro monaco, incontrando Nanda — sguardo perso, divorato dal desiderio di andarsene a casa e allo stesso tempo turbato da questo stesso desiderio — gli si rivolse con occhi benevoli, mosso da un sentimento di amicizia.

2. “Cos’è questa faccia rannuvolata su cui piovono lacrime? Appare chiaro che un profondo turbamento ti oscura l’anima: ma ricomponiti! Non lasciarti andare all’abbattimento! Infatti il piagnisteo e la ricerca della pace interiore non s’associano minimamente.

3. “In due modi sorge sempre la sofferenza: nella mente oppure nel corpo e similmente di due tipi sono anche i medici che possono curarla, esperti di rimedi tradizionali, teorie mediche e prassi terapeutiche.

4. “Perciò se si tratta di una sofferenza fisica parlane rapidamente ad un medico, e digli tutto: un malato infatti che tiene nascosta la sua malattia finisce in breve in guai seri.

5. “Ma se questo tuo malessere è radicato nella mente, parlamene: ti dirò io qual è il rimedio. Infatti medico di una mente in preda a furore o depressione è chi conosce le profondità dell’animo, sempre vigile su se stesso.

6. “E dimmi tutta la verità, se, mio caro, pensi che io sia degno di ascoltarti: tante sono infatti le vie della mente e dai molti segreti sono i turbamenti dovuti alla passione”.

7. Dopo che quello gli si rivolse in tal modo, desideroso di parlargli della propria decisione, Nanda lo prese mano nella mano e si inoltrò nella foresta, verso un altro luogo.

8. Allora, giunti a destinazione, i due si sedettero in un fulgido pergolato di rampicanti da dove cadevano fiori, standosene come nascosti dai germogli appena spuntati, dolcemente mossi da una brezza gentile.

9. Raccontò quindi a quel monaco puro nell’ascolto e nella parola la sua intenzione di andarsene, interrompendosi di quando in quando con profondi sospiri, facendogli un discorso cui era disagevole rispondere anche per un saggio rinunciatario.

10. “E’ certamente degno di un seguace del Dharma costantemente amichevole nei confronti degli esseri viventi, di te che sei essenziato di compassione, che ci sia questo desiderio di aiutarmi, vedendomi privo di fermezza.

11. “E’ proprio per questo che desidero in particolare parlare con te, tu che sei capace di dire ciò che appropriato: non parlerei di questa mia cosa con uno dall’animo incostante, pur se si dichiarasse (anche lui) colpevole.

12. “Perciò ascolta quanto mi riguarda detto in sintesi: non posso trovare conforto nella vita monastica in quanto mi trovo senza la mia amata, simile a Genio Montano che si aggira libero e pieno di vigore sui pendii montani, senza la sua compagna.

13. “Io sono totalmente avulso dalla vita d’eremita e da questo nasce il desiderio di andarmene dritto a casa! Infatti non trovo alcun conforto senza lei, come un re deprivato della sua regalità.”

14. Il monaco allora, dopo aver prestato ascolto a questo suo discorso fatto in preda al desiderio della sua amata moglie, scuotendo la testa disse piano rivolgendosi a se stesso:

15. “Penosamente invero il cervo, desideroso del suo gregge, dopo essere scampato al gran pericolo dei cacciatori, entra spontaneamente nella trappola, ingannato dal suono di una voce soave.

16. “Ben si sa che l’uccello, liberato da mano benevola dopo essere rimasto intrappolato nella rete, svolazzando per la foresta ricca di fiori e frutti entra lui stesso nuovamente in una trappola.

17. “E il giovane elefante tirato fuori, da un elefante adulto, da un fiume torbido e pericoloso, poiché ha voglia di acqua, nuovamente vuole immergersi in quello stesso fiume, infestato di predatori acquatici.

18. “Mentre dorme in una cuccia con dentro un serpente, il cucciolo svegliato da un altro che non stava dormendo, in preda al panico prende lui stesso lo spietato serpente

19. “Terrorizzato l’uccellino vola via, certo, dall’albero che sta bruciando, ma di nuovo vuole tornarci per desiderio del suo nido, appena gli è passata la paura.

20. “Soggetto alla forza ammaliante dell’amore, privato dell’amata a causa della paura del falco, l’uccello Jivajivaka vive penosamente incapace di farsi forza e privo di vergogna.

21. “Per la sua mancanza di dignità, pieno di desiderio, privo di ogni ritegno e di intelligenza, il disgraziato cane è felice di rimangiarsi il cibo che prima ha vomitato”

Ecco il testo del passo qui sopra tradotto: saunda_VIII_1_21

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