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marzo 9, 2017

Nanda il Bello, cap. VII, vv. 1-24: Nanda si sfoga

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 12:04 pm

1. Così Nanda, capace con il corpo di portare le vesti monacali conferitegli secondo i precetti dal maestro, ma incapace di farlo con la mente, provando vergogna per le fantasie interiori sempre rivolte alla moglie, non si rasserenava.

2. Con la bellezza dei fiori di quella primavera, con gli attacchi molteplici del dio dell’Eros e con la voglia di muoversi tipica della giovane età, lui, rinchiuso nell’eremo con gli altri monaci, non poteva trovare pace.

3. Fermo sotto il ramo di un mango in fiore, dove le api si ammassavano poggiandosi sopra, e afflitto, ripetutamente si stendeva, le braccia ampie come un giogo, ricordando l’amata, e pareva tendere un arco.

4. Ricevendo dagli alberi una pioggia di fiori sul corpo come fosse polvere di sandalo, sospirò a lungo, simile a elefante rinchiuso di recente cattura, pensando alla moglie.

5. Lui che rimuoveva la sofferenza di coloro che gli si rivolgevano e che procurava sofferenza a chi era troppo orgoglioso, abbracciato ad un albero Ashoka (lett. “non-sofferenza”), in preda alla sofferenza rimpiangeva l’amata, che amava i boschi di Ashoka.

6. Notando una sottile pianta Priyangu che spuntava fuori come spaventata, ricordò con le lacrime agli occhi la sua amata col volto pieno di lacrime, bianca come il germoglio del Priyangu.

7. Vedendo un cuculo seduto sulla cima piena di fiori di un albero Tilaka, s’immaginò che fosse la chioma della sua amata su uno scialle bianco, in cima ad una terrazza.

8. Guardando un rampicante di bianco Atimuktaka nato abbracciato al tronco di un albero di mango, s’incupì pensando: “Anche la mia bella stava abbracciata a me così!”

9. Gli alberi Elefanti, neppure coi loro fiori che paiono bocche spalancate con delle specie di denti del colore dell’oro che ne fuoriescono, distraevano laggiù la sua mente addolorata, come fossero alberi qualunque.

10. E i Gandhaparna dalle foglie profumate, benché emanassero profumo come dame celesti cosparse di profumo, non rapivano il suo olfatto, lui che aveva la mente rivolta altrove ed era intimamente addolorato, ma anzi gli spezzavano il cuore.

11. E la foresta risuonante di cuculi, dal petto rosso e dal petto striato, sereni e perfino gioiosi, e di api che assaporavano miele, sconvolse la sua mente.

12. Bruciato interiormente dal fuoco della passione originato dalla scintilla del pensiero della moglie, che aveva per fumo le sue fantasie e per fiamme la sua angoscia, perso ogni contegno, sfogò il suo dolore in parole:

13. “Oggi ho capito quale ardua impresa davvero abbiano fatto coloro che lasciarono, lasceranno e lasciano l’amata dal volto piangente e si dedicarono, si dedicheranno e si dedicano all’ascesi.

14. “Al mondo non c’è vincolo tanto forte — né di legno, né di corda e né di ferro — quanto è forte questo vincolo: un volto dagli occhi guizzanti e una voce suadente.

15. “Infatti quelli se ne vanno una volta tagliati o spezzati con la propria forza o con l’aiuto di un amico, ma il vincolo dell’amore non può essere reciso senza conoscenza e asprezza d’animo.

16. “Ma la conoscenza che potrebbe placarmi io non ce l’ho, e neppure l’asprezza necessaria: sono un tenero d’animo! Ho un animo passionale e ho il Buddha come maestro e autorità: sono come chiuso in un vicolo senza uscita!

17. “Benché io abbia preso le vesti monacali istruito dal mio fratello veggente, che mi è maggiore e maestro, non trovo pace in nessuna maniera, come un Cakravaka afflitto dalla separazione dall’amata.

18. “Ancora oggi non mi libero da questa immagine: dopo che io ho appannato con un sospiro lo specchio, lei che mi dice, scherzosamente irata: “Ma come sei!” ridendosela fra i denti.

19. “E similmente, quel che mi ha detto la mia bambina, fra le lacrime: “Verrai prima che mi si secchi il disegno sul viso”, quelle parole mi bloccano la mente ancor oggi.

20. “Da come medita questo monaco qui, assunta la postura adatta, fermo ai piedi di un albero, si capisce che non è, come invece lo sono io, dipendente da alcunché: nulla lo turba e se ne sta seduto in apparenza pienamente soddisfatto.

21. “Senza curarsi dei canti dei cuculi maschi, senza abbandonare gli occhi alla bellezza della primavera, mette in pratica l’insegnamento, ben concentrato: direi proprio che l’amata non trae a sé la sua mente!

22. “Onore a costui, fermo nella sua decisione, che ha rivolto all’interno la sua curiosità e il suo interesse, intimamente pacificato, con la mente rivolta all’interno, anche quando cammina libero da desideri

23. “e quando guarda l’acqua coi loti e la foresta fiorita rallegrata dai cuculi! Quale giovane mantiene la fermezza durante il dolce mese dei fiori, rivale naturale del Dharma?

24. “Con l’affetto, con l’orgoglio, con l’andatura, con la bellezza, col sorriso, con l’ira, con la passione, con le parole, donne hanno tratto a se intere compagini di dei, di re e di veggenti: come potrebbero mai non trascinare persone come me?”

Qui il testo in sanscrito del passo tradotto nel presente post: saunda_VII_1_24

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