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gennaio 20, 2017

Nanda il Bello, cap. VI, vv 1-25: la disillusione della moglie Sundarii

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , — Giulio Geymonat @ 3:33 pm

1. Così, portato via il marito dal Maestro, confiscata la gioia e inflitta la pena d’amore, rimanendo in quella stessa stanza in cima al palazzo, Sundari la bella non sembrava più se stessa.

2. Fissa a scrutare la via del ritorno del marito, invadendo la finestra coi suoi seni, se ne stava appoggiata al cornicione della terrazza, lo sguardo rivolto alla porta di casa, il volto piegato e gli orecchini obliqui su di esso.

3. Con le collane pendenti e i lacci della veste allentati, sembrava, affacciata dal palazzo, la più bella delle Apsaras mentre guarda l’ amato scacciato dal palazzo celeste per l’esaurirsi dei suoi meriti.

4. Se ne rimase lì ferma, la fronte sudata da quanto era in pena, risucchiando coi suoi sospiri il segno di buon augurio colato giù dalla fronte, gli occhi assorti nei suoi crucci, timorosa che il marito fosse andato da un’altra.

5. Poi si lasciò cadere sul letto per la stanchezza di esser stata a lungo immobile e si distese di traverso, con le collane ingarbugliate, tenendo addosso le pantofole, occupando solo metà del letto e con i piedi lasciati a penzolare.

6. Una donna del palazzo, che non voleva vederla addolorata, fece risuonare con i piedi le scale (salendole), lamentandosi grandemente.

7. Appena sentì un rumore nelle scale del palazzo si alzò in tutta fretta dal letto, e, completamente rapita dalla gioia, esultò immaginandosi che l’amato stesse tornando.

8. Spaventando i piccioni appollaiati nel sottotetto col suono delle sue cavigliere, si precipitò giù per le scale, incurante, per la gioia, del bordo della veste scivolatole via.

9. Ma quando vide la donna, ingannata sospirò e nuovamente raggiunse il letto: pallida in viso d’un colpo più non splendette, simile a cielo con una spenta luna all’inizio dell’inverno.

10. Addolorata per l’assenza del marito, e bruciando di desiderio e rabbia, copertosi il volto con una mano, sedutasi, si calò nel fiume del cruccio la cui acqua è sofferenza.

11. Il suo volto, rivale del loto per bellezza, appoggiato sul palmo della mano rossastra come un germoglio, pareva un loto piegato sopra alla sua immagine riflessa sulla superficie dell’acqua.

12. Cominciò, secondo la natura tipica femminile, benché il marito avesse manifestato il suo amore davanti a lei, a formulare varie ipotesi, e non conoscendo la verità riguardo al suo essersi rivolto alla Legge, s’immaginò chissà che, e si abbandonò alle parole:

13. “”Tornerò prima che il tuo ornamento si sia seccato!”: non capisco perché il mio amato, dopo avermi promesso così, lui che rispetta le promesse, oggi si dimostri uomo dalla promessa vana!

14. “In lui che è d’animo nobile, che è onesto, sempre compassionevole, sempre attento alla mia persona, eccezionalmente gentile, come spiegarsi questo cambiamento mai visto prima, causato da una mia condotta inappropriata e che si manifesta con questo suo essere disinnamorato?

15. “Non c’è dubbio che il cuore del mio innamorato, estimatore dell’amore carnale e sempre gentile, si è raffreddato. Se pur provando per me amore e ricordandosi di me non è comunque venuto,

16. “allora certamente lui ha incontrato una migliore di me per sentimento e per bellezza: ed è per questo che mi ha fatto una falsa promessa e se ne è andato scartando me, sua moglie affezionata e fedele.

17. “Quanto poi alla devozione nei confronti del Buddha di cui parlava, quello era solo uno stratagemma nei miei confronti per andarsene: se infatti avesse rispetto per il saggio, temerebbe la menzogna più della terribile morte.

18. “Se del resto quello dopo avermi retto lo specchio tutto preso mentre mi truccavo per disegnarmi il volto, lo regge ora ad un’altra, allora m’inchino a lui, dai mutevoli sentimenti!

19. “Le donne che non vogliono soffrire un simile dolore non devono riporre fiducia negli uomini: come conciliare il suo comportamento precedente nei miei confronti con questo repentino abbandonarmi, degno di un essere volgare?”

20. Così andava dicendo, abbandonata dal suo amato e imputando al marito ciò che non era, quando la donna di prima, salita su all’ultimo piano di corsa, le disse con le lacrime agli occhi:

21. “Lui che è giovane, e pure bello, e anche graziato da ricchezza, buona sorte e nobile nascita, quell’amato che mai ti tradì, ebbene tu lo giudichi diversamente: pecchi di mancanza di fiducia!

22. “Signora! Non immaginartelo con dei difetti, lui che è caro, degno della sua amata e pronto a fare del bene: egli non ama altra donna che te, simile a Cakravaka con la propria compagna.

23. “Il fatto è che lui, desideroso di vivere a casa per te, e più in generale desideroso di vivere perché tu sia soddisfatta, è stato spinto, il volto rigato di lacrime, a farsi monaco da suo fratello il Tathaagata!”

24. Sentita questa notizia riguardo al marito, tutta tremante si alzò di scatto e distendendo le braccia al cielo emise alti gemiti, come elefantessa colpita al cuore da freccia avvelenata.

25. Con gli occhi rossi di pianto e di rabbia, il corpo scosso da fiammate di dolore, cadde, coi fili di collane disordinatamente sparsi, simile a ramo di mango spezzato per il troppo peso dei fiori.

Qui il testo tradotto nel presente post saunda_VI_1_25

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