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dicembre 8, 2016

Il secondo discorso del Buddha: Nanda soccombe (saundarAnanda, cap. V, vv. 33 – fine capitolo)

Filed under: letteratura sanscrita — Tag: — Giulio Geymonat @ 10:21 pm

33. Così parlò il Tathagatha compassionevole nei confronti di tutti gli esseri, e Nanda con voce ferma ma abbattendosi in cuor suo disse al Sugata: “E’ come tu dici”.

34. Allora volendolo sottrarre all’infatuazione amorosa e pensando che fosse pronto per ricevere la dottrina, il grande saggio con mente benevola disse: “Ananda, inizia Nanda al fine della sua tranquillità d’animo.”

35. Quindi Ananda, il saggio del Videha, disse a Nanda che dentro sé stava piangendo: “Vieni”, e quello lentamente lo raggiunse ma quando lo ebbe raggiunto gli disse: “Io non diventerò monaco”.

36. Sentito il proposito di Nanda, il saggio del Videha lo comunicò al Buddha, e dopo che ascoltò anche da Nanda la sua opinione il Grande Saggio gli parlò nuovamente.

37. “Quando io che ti sono maggiore sono diventato monaco, o tu che non hai sconfitto te stesso, e gli altri tuoi fratelli a loro turno hanno fatto lo stesso, e vedendo tutti i parenti che sono rimasti a casa vivere secondo i precetti, mi domando: ma tu, sapendo tutto questo, ce l’hai la mente oppure no?

38. E’ evidente che non ti sono noti quei re veggenti che si ritirarono nelle foreste di buon grado, estirpando i desideri, desiderosi di pace, non in tal modo attaccati ai miseri piaceri.

39. Avendo ripetutamente constatato i difetti della vita domestica, e apprendendo che l’abbandono della casa è l’unico rifugio, lo stesso non hai una mente capace di accettare l’abbandono, come un malato incapace di abbandonare una terra malsana.

40. Com’è possibile che tu, prigioniero della foresta del samsara, non abbia intenzione di immetterti sulla via che porta al bene, come un mercante che dopo aver perso la propria carovana viene condotto sulla strada per ritrovarla (e non vuole seguirla)?

41. Come chi, mentre la casa sta bruciando da ogni parte, rimane a letto e non se va da lì perché privo di sensi, così è colui che folleggia mentre il mondo è divorato dal fuoco del tempo con le sue fiamme di malattia e vecchiaia.

42. Come un folle che venga tratto a morte è da compiangere se ride e chiacchiera, allo stesso modo lo è chi, quando la morte incombe coi suoi lacci in mano, folleggia con mente rivolta a tutt’altro.

43. Dal momento che re e uomini di famiglia avendo abbandonato parenti e ricchezze rinunciarono al mondo, vi rinunceranno e invero vi rinunciano adesso, da dove ti giunge questa devozione nei confronti di beni meramente transitori?

44. Non vedo nulla di quanto si ama che possa non diventare fonte di dolore per il fatto di essere destinato a trasformarsi in qualcosa d’altro: per questo non porta ad altro l’attaccamento se non al dolore che si deve sopportare per la perdita di quanto si ama.

45. Perciò, o eccellente, avendo compreso che il mondo è incostante, simile a illusione e a variegato inganno, abbandona la rete dell’illusione chiamata amore, se vuoi tagliare la rete del dolore.

46. Meglio un cibo sgradito il cui effetto sia salutare piuttosto che uno buono ma che provoca malessere: per questo io ti costringo ad imboccare questa via pura e che porta al bene anche se è a te sgradita.

47. Come la nutrice di un infante lo deve bloccare per estrarre del fango che gli è entrato in bocca, così io desideroso di estrarre dal tuo corpo la lancia della passione ti ho detto quelle parole dure finalizzate al tuo bene.

48. Come il medico dà la medicina al malato benché questo non la gradisca, costringendolo a prenderla, similmente io ti ho detto tutto ciò, che so essere contrario alla tua natura, per favorirti con un risultato positivo.

49. Perciò fintanto che perdura questa coincidenza positiva, finché non giunge la morte, finché hai ancora un’età adatta ad abbracciare la disciplina, rivolgi la tua mente verso quanto vi è di migliore.

50. Rivolto in questi termini dalla Guida, che vuole il bene, compassionevole, Nanda disse: “Farò, o Ispirato, tutto ciò che comandi come tu me lo ordini”.

51. Allora il Saggio del Videha dopo averlo preso con sé lo portò via cingendolo mentre si contorceva e lo privò, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime, dello splendore dei capelli, su una testa che grazie ad essi pareva un parasole.

52. Così, il suo volto piegato all’ingiù pieno di lacrime mentre i suoi capelli venivano esiliati per sempre, pareva un loto in un laghetto, con il gambo piegato in punta, umido di gocce di pioggia.

53. Allora Nanda con indosso una veste colorata di un rosso giallastro ricavato dagli alberi, simile a elefante appena catturato, pieno di preoccupazioni, sembrava la luna piena, in procinto di entrare nella fase calante, alla fine della notte, quando viene investita dai raggi del sole nascente.

Qui il testo tradotto nel presente post saunda_v_33_fine

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