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dicembre 3, 2016

Nanda il bello, cap V, vv. 19-32: Buddha cerca di convincere Nanda disperato

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 6:00 pm

[Riprendo la traduzione del capitolo V, arrivata al verso 15 nel post precedente, dal verso 19, poiché ritengo i versi 16, 17 e 18 spuri]

19. Ma Nanda, muovendosi a fatica, lentamente seguì, non avendo via di scampo, il Maestro, pensando al volto della moglie che lo guardava con occhi vogliosi, con la decorazione ancora fresca.

20. E così il Saggio lo portò, lui che amava portare collane di perle, eccitato dalla Primavera in atto, dritto al monastero che interrompe le gioie dell’amore, l’amato giardino della conoscenza.

21. Quando il Grande Compassionevole lo vide abbattuto, provandone compassione lo toccò sul capo con la sua mano segnata dalla ruota, e gli si rivolse in questi termini:

22. “Fintanto che non sopraggiunge il momento estremo che ti annienta, rendi la tua mente, o signore, propensa alla tranquillità: in questo mondo la morte aggirandosi in qualunque condizione di vita colpisce con ogni tipo di attacco.

23. Trattieni la mente dal piacere carnale, comune a tutti, simile a sogno e incostante: non è possibile infatti per l’uomo ottenere soddisfazione dai piaceri carnali, allo stesso modo in cui non è possibile ottenere l’estinzione di un fuoco alimentato dal vento con continue offerte.

24. La ricchezza costituita dalla Fede nella Legge è la più preziosa delle ricchezze, il gusto della Saggezza è l’unico che appaga davvero fra tutti i gusti, l’intimo piacere interiore è la base comune di tutti i piaceri, la passione per l’incoscienza è la peggiore delle passioni.

25. Il migliore degli amici è quello che parla per il tuo bene, i sacrifici per la Legge sono i più fruttuosi fra gli sforzi, l’impegno concreto al fine della conoscenza è la migliore delle azioni: che si ottiene abbandonandosi alla schiavitù dei sensi?

26. Perciò scegli l’eterna e benevola gioia della pace, che è sicura, per sempre disgiunta da paura, fatica e dolore, che non dipende da altri ne da essi può essere sottratta: che senso ha conseguire l’insoddisfazione allo scopo di soddisfare i sensi?

27. Non vi è impurità pari alla vecchiaia per le creature, non vi è nel mondo inconveniente pari alla malattia e non vi è paura pari a quella per la morte: sulla terra bisogna, è sicuro, piegarsi al potere di questa triade.

28. Non vi è vincolo pari all’amore, nessuna corrente trascina via come il desiderio e non vi è fuoco pari alle vampe della passione: se cessa di esistere questa triade scaturisce la pace per te.

29. La separazione da chi amiamo è inevitabile, perciò certamente si dovrà incappare nella sofferenza: già si è sentito di altri Re Veggenti divenuti pazzi per il piacere e che impotenti andarono a perdizione.

30. Perciò indossa l’armatura della Saggezza: le frecce del dolore non sono destinate a chi è fermo nella sopportazione. E ravviva come un piccolo fuoco il tuo rimanente splendore interiore per bruciare la trappola della foresta dell’essere.

31. Come non esiste serpente che possa mordere il sapiente che conosce le formule magiche e ha le erbe medicinali in mano, così il serpente della sofferenza non morde colui che non è disattento avendo sconfitto l’illusione del mondo.

32. Chi s’impegna con costanza e disciplina e persegue la verità non prova paura nell’ora della morte, come un esperto arciere col suo fedele arco lanciatosi nella battaglia per desiderio di vittoria.”

Qui il testo in sanscrito (in trascrizione) su cui è basata questa traduzione saunda_v_19_32

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