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ottobre 21, 2016

Nanda il Bello, capitolo V, vv. 1-15: Nanda incastrato

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , — Giulio Geymonat @ 10:06 pm

1. Allora i nobili, scendendo chi da cavallo, chi da una carrozza, chi da un elefante, e i commercianti uscendo dai loro empori, si inchinarono al grande saggio, presi da grande devozione.

2. Alcuni, dopo averlo riverito, lo seguirono per un tratto, alcuni lo riverirono e se ne andarono a curare i loro affari, alcuni lo salutarono con devozione restandosene nelle proprie abitazioni, gli occhi intenti al solo guardarlo.

3. Il Buddha così, sulla strada maestra, attraversava con difficoltà la folla di persone piene di devozione, come immergendosi nella corrente di un fiume in piena per le piogge.

4. E Nanda, con tanta gente accorsa sulla strada maestra, non poté portare il suo saluto al Tathagatha che veniva da tutti onorato, ma si rallegrò in cuor suo per la grandezza del maestro.

5. Desideroso di liberarsi dalla folla che lo pressava e tenendo alla devozione di chi aveva la mente dominata da altro, il Sugata imboccò un’altra strada per riacciuffare Nanda che si era diretto verso casa.

6. Così il conoscitore della Vera Via, dalla mente solitaria, si inoltrò su una strada solitaria, e Nanda andatogli incontro si inchinò a quel primo fra i primi cui non aveva dato l’opportuno ricevimento.

7. Camminando invero lentamente, con rispetto, le spalle coperte dalla veste, il busto piegato in avanti, le mani giunte in saluto tenute basse, guardandolo dal basso, balbettando, gli rivolse queste parole:

8. “Mentre ero nei miei appartamenti ho saputo che nel tuo splendore sei entrato da noi per farmi una grazia, e così ti ho raggiunto in tutta fretta, indignandomi per aver una residenza grande solo in quanto a appartamenti.

9. Dimentichiamoci di questo! O te cui sta a cuore il bene, sia colà l’ora della questua, o tu migliore fra i monaci, per il mio bene. Infatti ecco che il sole, che sta per raggiungere l’apice del cielo, sembra volerci ricordare che è l’ora.”

10. Interpellato in questi termini da Nanda che stava inchinato con gli occhi fissi su di lui con affetto e rispetto, il Sugata fece un cenno dal quale l’altro capì che non necessitava di mangiare.

11. Allora, essendosi inchinato al saggio, si risolse a dirigersi verso casa ma il Sugata, dagli occhi simili a foglie di loto, per favorirlo, gli diede una ciotola per l’elemosina.

12. Così quello, controllatosi, prese la ciotola di quell’incomparabile uomo meritevole, che gliela stava dando affinché raggiungesse lo scopo nel mondo, con mani simili a loti abili ad impugnare l’arco.

13. Ma Nanda, refrattario, non appena si accorse che il Sugata aveva la mente assorta in altro e non gli prestava attenzione, benché con in mano la ciotola per l’elemosina, desideroso di andare a casa si defilò dalla strada tenendo d’occhio il saggio.

14. Quando quello stava proprio per andarsene a casa, nonostante avesse preso la ciotola, sotto l’influsso dell’amore per la moglie, il saggio lo confuse con una magia impedendogli l’accesso alla strada di casa.

15. Infatti vide che la saggezza di Nanda, germe che conduce alla liberazione, era debole, e forte era la passione, che è di per sé sofferenza, e che lui era destinato alla sofferenza, con nel cuore i piaceri sensuali: per questo il saggio lo trasse a sé.

Qui il testo in sanscrito (in trascrizione) su cui è basata questa traduzione saunda_v_1_15

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