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luglio 1, 2016

Arriva il Buddha e…la festa per Nanda è finita! Nanda il Bello, capitolo IV, vv. 24-46 (fine capitolo)

Filed under: India classica,letteratura sanscrita — Tag:, , — Giulio Geymonat @ 11:16 pm

24. Proprio mentre, nell’intimità del suo palazzo simile a residenza degli dei celesti, Nanda così se la godeva, il Buddha, arrivato per lui il momento della questua, giunse colà per chiedere l’elemosina.

25. Sguardo basso, libero da passione, si fermò davanti alla casa del fratello come davanti a qualunque altra casa, e così allora, non avendo assolutamente ricevuto alcuna elemosina, poiché nessuno della servitù si accorse di lui, se ne andò via.

26. Una servitrice infatti stava preparando dell’unguento per il corpo, un’altra stava profumando una veste, un’altra poi stava preparando un bagno con tutti i crismi, e le altre stavano intrecciando ghirlande profumate.

27. In quella casa del fratello perciò le giovani servitrici, ognuna impegnata piacevolmente a svolgere faccende attinenti ai giochi erotici del padrone di casa, non videro il Buddha, o meglio certamente fu quella la volontà del Buddha stesso.

28. Ma una di loro che se ne stava nel retro del palazzo, rivolti gli occhi ad una finestra, vide il Buddha che se ne stava andando via, simile a sole fiammeggiante che emerge dal fitto di una nube.

29. Costei, considerando la gravità della cosa per il suo padrone, in virtù della propria devozione al padrone e dell’aura di santità del Buddha, si presentò spontaneamente da Nanda e ottenutone il permesso gli si rivolse in questi termini:

30. “Per favorire, immagino, la tua persona, il Santo Maestro è venuto in questa nostra casa, e non avendo ricevuto elemosina alcuna, e neppure una parola o di che sedersi, nuovamente se ne sta andando, come da una foresta disabitata.”

31. Sentendo che il grande veggente era venuto in casa sua, che non era stato accolto in alcun modo e che se ne era andato via, Nanda coi suoi splendidi gioielli, la sua splendida veste e le sue ghirlande profumate, tremò, simile al paradisiaco albero dei desideri scosso dal vento.

32. Allora, dopo aver portato alla fronte le mani giunte in segno di rispetto, quello chiese il permesso all’amata di andare: “Andrò dal Maestro per onorarlo: ti prego, in questo caso, di permettermi di andare via.”

33. Lei allora, tutta tremante, lo abbracciò, simile a rampicante, mosso dal vento, avvinghiato ad un albero possente, e lo guardò con occhi pieni di lacrime; poi fra profondi sospiri disse queste parole:

34. “Non voglio essere causa di un venir meno ai tuoi doveri morali: se vuoi andare a riverire il maestro va’ pure, o nobiluomo, ma ritorna in fretta, in tempo perché questa decorazione che ho fatto sul mio volto non si secchi.

35. “Se però non lo farai e ritarderai, allora ti infliggerò una pesante punizione: ripetutamente ti sveglierò mentre stai dormendo colpendoti coi miei seni e non ti rivolgerò la parola.

36. “Ma se tornerai in fretta, fintanto che io avrò la decorazione non ancora completamente seccata, allora ti stringerò fra le mie braccia ancora nude di gioielli e umide d’unguento”.

37. Questo lei gli disse, abbracciandolo, e lui le rispose con voce spenta: “Farò come dici, ma ora lasciami andare, o mia focosa, fintanto che il Maestro non mi sia troppo lontano”.

38. Allora, liberatosi con le braccia, macchiate di unguento preso su dai seni, ma non con la mente, si tolse la veste indossata per i giochi d’amore e ne scelse una adeguata alla devozione.

39. Lei — simile a cerva che, orecchie ritte e ferme, il boccone d’erba a metà masticato, col muso attraversato da un fremito, guardi un cervo che le vagola attorno — osservò intensamente il suo amato che se ne andava, occhi immobili fissi nel vuoto come in meditazione.

40. Ma Nanda, mente rapita dal desiderio di vedere il Saggio, si affrettò ad uscire, e di nuovo rallentò, rivolgendo i suoi sguardi all’indietro verso di lei, simile ad elefante che guarda l’elefantessa vogliosa.

41. Guardandola con la coda dell’occhio, bellezza dalla vita snella e dai seni rigogliosi, simile a miniera d’oro vista dall’alto di una montagna, non si poteva saziare Nanda, come chi beva acqua da una mano sola.

42. Attratto dalla venerabilità del Buddha, e poi trascinato nuovamente dall’amore per la moglie, egli, per l’indecisione, non riusciva ad andarsene né riusciva a restare, simile a cigno selvatico che si affretti fra le onde.

43. Ma appena fu fuori dalla vista di lei, scese in tutta fretta dai suoi appartamenti; sentendo però il rumore delle cavigliere di lei nuovamente esitò, rapito nel cuore.

44. Trattenuto dalla passione del suo amore, e trascinato dal richiamo della Legge, riuscì ad andarsene con difficoltà, simile a imbarcazione che si fa trascinare indietro nella corrente di un fiume.

45. Poi procedette a passi il più possibile ampi, pensando: “In che modo, raggiunto il Maestro, potrò evitarmi di diventarne un seguace? E soprattutto potrò riabbracciare la mia amata, ancor più desiderabile grazie alla decorazione che si è fatta? Ci riuscirò fintanto che la decorazione è ancora umida?”

46. Mentre così pensava, vide il Buddha dalle dieci Potenze, libero da passione, senza alcun orgoglio benché nella città di suo padre, che veniva trattenuto da ogni parte, venerato come il vessillo di Indra in una processione.

Qui il testo in sanscrito (in trascrizione) su cui è basata questa traduzionesaunda_iv_24_46

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