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giugno 16, 2016

Finalmente il voluttuoso Nanda: Saundarananda, capitolo IV, vv 1-23

Filed under: letteratura sanscrita — Tag:, , , , , — Giulio Geymonat @ 11:52 am

1. Benché colà il Saggio predicasse la Legge e tutti i suoi parenti fossero ben disposti verso di Essa, Nanda, senza uscire dal suo palazzo viveva sempre accompagnandosi alla sua amata, intento esclusivamente all’amore.

2. Simile a pavone con la sua compagna, degno della sua amata e da questa mai separato, non gl’importava di riposarsi e nemmeno si curava del potere: trovandosi in una tale condizione, quando mai avrebbe potuto curarsi della Legge?

3. Per l’eleganza e la bellezza: “Bella”; per la fermezza e l’orgoglio: “Orgogliosa”; per lo splendore e l’attitudine: “Splendida”; incontrandola, poteva chiamarla con tre nomi diversi.

4. E lei, laghetto di loti ove cigni erano i suoi sorrisi, guizzanti pesci i suoi occhi, e i loti più preziosi i suoi seni pieni, splendeva ancor di più grazie al sole che era Nanda, sorto nella sua stessa famiglia (?).
[La mia idea, per spiegare l’espressione “sorto nella sua stessa famiglia”, è che i due siano, chissà forse, cugini, situazione non anomala in una famiglia di reali. Altri interpretano “sorto nella sua stessa famiglia”, svakuloditena, come riferito al sole, ma la cosa mi pare grammaticalmente impossibile in quanto sva- si deve riferire al soggetto della frase che è lei, sA, mentre il sole appare solo come metafora per indicare Nanda]

5. A quel tempo infatti, per la bellezza in sommo grado deliziosa e per il modo di fare degno della bellezza, fra le donne, era lei, per quanto riguarda il mondo umano, la più bella, e Nanda lo era fra gli uomini.

6. Lei, simile a divinità celeste, e lui, fonte di gioia per la famiglia, siccome superavano gli uomini senza però essere come gli dei, sembravano essere stati creati apposta dal creatore in persona.

7. Se Nanda non avesse ottenuto quella bella fanciulla, e se lei, dalle sopracciglia inarcate, non si fosse unita a lui, certamente quella coppia, priva di un componente, non avrebbe brillato, come notte e luna privi l’una dell’altra.

8. Manifestazione terrena del dio dell’Amore e della sua consorte, rifugio sicuro di spensieratezza e felicità, ricettacolo di gioia e appagamento, quella coppia si dilettava stando insieme, cieca di passione.

9. Occhi massimamente appagati nel guardarsi l’un l’altro, menti rapite dai discorsi dell’altro, in abbracci stretti estinta la reciproca passione, quei due amanti si davano gioia a vicenda.

10. Quei due, appassionati del loro amore, quale coppia di Geni Montani seduti vicino ad una cascatella, giocavano splendenti, come sfidandosi l’un l’altro in eleganza e bellezza.

11. Accrescendo la passione reciproca quella coppia si soddisfaceva l’un l’altro, … [Il terzo pada del verso 11 è irrimediabilmente corrotto] … si divertivano a spruzzarsi l’un l’altro con l’acqua.

12. Una volta, lui le chiese di truccarsi, perché voleva amarla, non certo per aumentarne la grazia: bastava infatti ad adornarla la sua stessa bellezza, ed era lei il vero ornamento dei suoi ornamenti.

13. Datogli allora lo specchio in mano, disse all’amato: “Tienimelo davanti al viso mentre io mi applico il trucco”; e lui glielo resse.

14. Quindi lei, guardando la barba del marito, si fece una decorazione che l’imitasse, ma Nanda, con il suo fiato, appannò un poco la superficie dello specchio.
[Adotto la variante kiMcitzucitvam al posto di cikitsayitvA, sia per il significato secondo me migliore, sia per spiegare il genitivo darpaNasya che mi risulta invece inspiegabile con cikitsayitvA]

15. Lei, per la civetteria del gesto e per la furbizia del marito, rise in cuor suo, ma, come se fosse per davvero arrabbiata con lui, inarcò obliquamente le sopracciglia sulla fronte.

16. Poi, lo colpì su una spalla col loto che le ornava l’orecchio, e con la mano sinistra languida di passione scompigliò quello stesso ornamento (=la barba) sul volto, occhi semichiusi, di lui.

17. Allora, come se avesse paura, Nanda prostrò il capo ai piedi, cavigliere in movimento e dita luminose per le splendide unghie, dell’amata, simili a coppia di loti.

18. Così lui, asservito all’amata, il capo sbocciato come un fiore mentre stava inchinato, pareva un albero d’arancio fiorito in un recinto d’oro, spezzato dal vento per l’eccessivo carico di fiori.

19. Lei, il filo di perle arrampicato sul seno, lo fece rialzare serrandolo nelle sue braccia e rise forte esclamando: “Ah, ma come sei!”, mentre gli orecchini le lambivano obliqui il volto.

20. Quindi, guardando ripetutamente il volto del marito mentre quello teneva lo specchio in mano, portò a termine quella decorazione sulla guancia umida della pasta colorante di foglie di Tamaala.

21. Così il suo volto, con la decorazione di pasta di foglie di Tamaala, con il labbro inferiore rossastro e con gli ampi occhi in continuo movimento [= dallo specchio al volto del marito], pareva un loto, con l’estremità dei petali tendente al rosso, due api in volo su di esso e un’alga un poco sovrapposta [=la decorazione].

22. Allora Nanda, reggendo diligentemente lo specchio, fu testimone del suo adornarsi e strizzando gli occhi per osservarne il risultato, vide il volto dell’amata tutta divertita.
[Adotto la variante sakSIbhUtaH nel pada b]

23. Così Nanda, guardando il volto dell’amata, con gli orecchini che si sovrapponevano un poco alla decorazione e per questo simile ad un loto insediato da un’anatra, l’amò dandole ancora più piacere.

Qui il testo in sanscrito (in trascrizione) su cui è basata questa traduzione saunda_iv_1_23

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