A tutti è capitato di leggere, o di sentire dire, che l’India è una civiltà millenaria immutata dai tempi del Veda.
La “prova” di questo (tra le altre) sarebbe l’esistenza stessa dei brahmana (o come si diceva un tempo, bramini), casta di sacerdoti che eseguono, apparentemente, gli stessi riti da oltre due millenni.
I brahmana non di rado vengono paragonati ai sacerdoti di epoca romana o greca (il sacrificio vedico ha una matrice sicuramente indoeuropea che lo avvicina in parte a quello greco-romano). E si dice, per marcare la differenza con l’occidente dove tutto è cambiato (in particolare progredito), più o meno: “E’ come se a Roma, o ad Atene, ci fossero ancora gli altari e i sacerdoti vi eseguissero i sacrifici come ai tempi degli antichi”.
I brahmana sarebbero la continuità vivente di una tradizione millenaria, e ne dimostrerebbero l’immutabilità. Immutabilità che è del pensiero come della loro lingua, il sanscrito, per definizione immutabile.
In effetti non è affatto così e non potrebbe mai esserlo. ( leggi tutto… )


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